RaccontArti - Parte 1
Casa, colori e primi passi nell’arte
Una nuova rubrica per raccontarsi oltre l'opera d'arte.
Ho deciso di iniziare una nuova rubrica, RaccontArti, perché sento il bisogno di raccontarmi davvero. Non solo come artista, ma anche come persona. Spesso chi mi conosce attraverso il mio lavoro vede solo il risultato finale: un'illustrazione, un oggetto, una scultura. Ma dietro ogni lavoro c'è un intero processo creativo invisibile, fatto di riflessioni, tentativi, fallimenti, ricordi ed emozioni. Un percorso che si nutre di tutto ciò che appartiene alla vita reale.
È arrivato il momento di condividere anche quella parte di me.
Capitolo 1: Mia madre, il mio primo incontro con l'arte
Quando sono nata, mia madre frequentava ancora l'Accademia di Belle Arti. Sono cresciuta tra colori, pennelli e l'odore pungente della trementina. Lei era appassionata d'arte, ma non me ne parlava molto, né cercava di spingermi a seguirla. Mi lasciava lì, libera, tra le sue cose e il suo mondo. Io la osservavo per ore, mentre dentro di me si formava un'idea di arte fatta di quotidianità e di gesti semplici.
Non mi sembrava strano trovare tubetti di colore e pezzi d'argilla in cucina: era semplicemente così. Quello era il mio paesaggio domestico. Era la mia normalità.
Di quel paesaggio faceva parte anche un'enciclopedia d'arte, con la copertina in pelle bordeaux e quell'odore inconfondibile di carta stampata che ti resta sulle diti e nei ricordi. E io, curiosa come tutti i bambini, la sfogliavo.
Ricordo molto vividamente quella sensazione: quando mi avvicinavo alle pagine dedicate ai dipinti di Hieronymus Bosch, riconoscevo subito quelle creature dai volti mostruosi che mi fissavano dalle immagini. Sfogliavo veloce, velocissima, perché mi facevano una paura tremenda. Ma era una paura mista a eccitazione. Quel brivido che ti fa accelerare il cuore, ma che ti costringe anche a guardare.
I dipinti di Bosch mi terrorizzavano e mi affascinavano allo stesso tempo. E quel fascino non è mai andato via: Bosch resta tuttora uno dei miei "maestri silenziosi". L'ho pure tatuato sul braccio, e la paura, ormai, non c'è più.
Capitolo 2: Plot twist - «Ma nostra figlia sa disegnare?»
Se penso ai miei inizi, direi che mia madre mi ha regalato quello che potrei chiamare un primo seme. Non nel ruolo di maestra, né come guida consapevole, ma semplicemente vivendo la sua vita circondata da immagini, strumenti e gesti.
Quando a dieci anni vinsi un premio per un disegno realizzato a carboncino, ricordo lo stupore di mia madre che, rivolta a mio padre, disse: «Ma nostra figlia sa disegnare?»
Come se convivessimo da anni, ma lei non fosse mai stata informata della faccenda. E in fondo non la biasimo per quello stupore: non le mostravo quasi nulla di quello che facevo, non perché volessi nascondermi, ma per pura pigrizia — o forse per paura di non essere brava quanto lei.
Eppure quella capacità era lì, silenziosa, nutrita da anni passati a guardarla. Anni a osservare le sue mani, i suoi gesti, i materiali sparsi ovunque. Senza volerlo, mi stava insegnando qualcosa. A volte serve solo tempo perché qualcosa, che da anni si è sedimentato dentro di te, trovi il modo di venire fuori — anche se tua madre, prima, deve riprendersi dallo shock.
Continua a seguire RaccontArti per scoprire altri capitoli di questo viaggio nell'arte e nella vita.